Parlare di ciò che senti aumenta l’intelligenza emotiva

Ultima modifica: 2021-07-18 21:45 - Autore: Devid

Perché esprimere a parole i nostri sentimenti – parlare con un terapeuta, un amico, scrivere in un diario o confrontarsi con gli altri ci aiuta a sentirci meglio?

 “Un nuovo studio di imaging cerebrale condotto da psicologi dell’UCLA (University of California) rivela perché verbalizzare i nostri sentimenti rende la nostra tristezza, rabbia e dolore meno intensi .

Lo studio ha dimostrato che mentre l’amigdala é meno attiva quando un individuo verbalizza come si sente, un’altra regione del cervello é invece più attiva: la corteccia prefrontale ventrolaterale destra. Questa regione si trova dietro la fronte e gli occhi ed è associata alla verbalizzazione di esperienze emotive. 

“Quando metti i tuoi sentimenti in parole, stai attivando questa regione prefrontale e produci una risposta ridotta nell’amigdala”, si legge nello studio. “Allo stesso modo in cui premi il freno mentre guidi quando vedi una luce gialla, quando esprimi i tuoi sentimenti a parole, sembra che tu stia frenando la tua risposta emotiva”.

Di conseguenza, un individuo può sentirsi meno arrabbiato o meno triste.

intelligenza emotiva

In una società dove gli individui che la compongono sono sempre più soli e depressi, bisogna leggere uno studio scientifico per rendersi conto di quanto sia importante confrontarsi con altri esseri umani verbalizzando le proprie emozioni. Assurdo ma è così.

Siamo super connessi ma sempre più soli. Non é così che dovremmo vivere. 

Siamo sempre piú isolati dagli altri e facciamo fatica a comprendere quanto sia importante essere vulnerabili e sensibili con altre persone, anzi, lo evitiamo del tutto.

Hai letto bene. Non è nostro compito dimostrare al mondo la nostra forza, resilienza o grande motivazione. Non è per questo che siamo qui. Siamo qui per concederci il grande, omai, lusso di farci vedere per come siamo veramente. 

Come siamo veramente? Siamo esseri fragili e colmi di emozioni spesso forti e insopportabili per la nostra sensibilità. Per questo non viviamo soli come certi animali ma siamo nati per vivere in gruppo ed aiutarci a vicenda.

Questo è il motivo principale che ci spinge a lavorare in gruppo in Expanda dove il confronto e lo scambio arricchisce e alimenta la formazione dell’individuo, nonché la sua autostima. 

Siamo scivolati, con gli anni, in una società povera di affetti e connessioni umane caratterizzata dall’egoismo e dobbiamo semplicemente lavorare duro per imparare a condividere la nostra autonomia con altre persone così da essere umani che si supportano e sopportano, si aiutano, si amano. 

intelligenza emotiva

Essere soli serve per trovare la propria autonomia e indipendenza, ma questa poi va condivisa con altre persone altrimenti la solitudine diventa cronica e crea una società di insensibili.

La solitudine è sana quando si intervalla a momenti di comunione dove la felicità viene condivisa. D’altronde la felicità è tale SOLO se viene condivisa.

L’abitudine a vedere la vita come una rincorsa solitaria a qualcosa da ottenere per essere felici è una grandissima fesseria che sta rovinando la vita di un grandissimo numero di persone. 

Eppure sarebbe così semplice se ci prendessimo il permesso di esprimerci con e di fronte agli altri. Vedremmo quanto siamo tutti uguali nelle nostre debolezze e quanto allo stesso tempo siamo tanto forti ad affrontarle insieme. 

Non è una utopia. Possiamo farlo, ma parte da noi.

Parte da te. Dalla tua volontà di farti vedere per come sei di fronte al mondo. 

È  importante che ognuno di noi lo faccia nel proprio ambiente familiare, con gli amici o sul lavoro. 

Verbalizzare i propri sentimenti, parlare di sé agli altri, spiegare la propria situazione anche a perfetti estranei, non solo ci riporta ad un livello di umanità sano, ma come si sta vedendo anche in certi studi scientifici, aiuta ad avere una prospettiva diversa ed a maturare un approccio più neutro rispetto alle proprie emozioni.. 

Questo non vuol dire lamentarsi della propria situazione vomitando su altri i propri problemi. Ci deve essere un sano contraddittorio, una discussione tra due o più persone dove il giudizio è ridotto al minimo, si ascolta il feedback altrui e lo si da agli altri.

Vuol dire avere un confronto per scambiare risorse per stare meglio, per supportarsi nell’affrontare le proprie sfide interiori, per invitare l’un l’altro a superare i propri limiti. Questo vuol dire potenziare se stessi e arricchirsi nella possibilità di realizzare noi stessi. 

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