Immagina la persona dei tuoi sogni davanti a te, nuda e desiderosa di fare l’amore con te. Se a questa possibilità, preferisci la meditazione, sei pronto per la meditazione. Altrimenti, fai sesso, che è meglio.
I praticanti di meditazione nel 90% dei casi soffrono di grande ipocrisia. Da una parte evitano le situazioni dove ci sono ancora i nodi che mantengono accesi i propri traumi, dall’altra parte cercano di purificarsi sforzandosi di sedere in silenzio per 10-20 minuti o un ora.
C’è gente che parla di meditazione come se fosse diventata una specie di upgrade spirituale. Come se chiudere gli occhi 20 minuti al giorno li rendesse più evoluti degli altri. Ma nella maggior parte dei casi non è evoluzione, ma l’ennesima scappatoia dalle proprie responsabilità.
La stragrande maggioranza non sa di essere preda di uno dei più noti bias del settore: lo spiritual bypassing
Lo spiritual bypassing è una forma raffinata di evitamento. Il termine è stato introdotto da John Welwood, e descrive il meccanismo dell’usare pratiche spirituali per non affrontare ciò che è scomodo, doloroso o irrisolto dentro di sé.
Non è ignoranza. È più subdolo. È prendere qualcosa di potenzialmente trasformativo e usarlo come anestetico.
Funziona così, nella pratica:
Una persona ha rabbia, senso di rifiuto, insicurezza, conflitti reali nelle relazioni. Invece di entrarci, sentirli, guardarli in faccia… li copre con concetti spirituali.
- “Devo lasciare andare”
- “Tutto è come deve essere”
- “Non mi tocca”
- “Sono oltre queste cose”
Sembra evoluzione, ma in realtà è evitamento, anche se in un linguaggio più elegante ed “evoluto”… come sta m****!!
La presa in giro sta nell’usare la spiritualità per non sentire, invece che uno strumento per vedere. Perché più cerchi di “stare sopra” alle tue emozioni, più quelle lavorano sotto e vengono fuori quando meno te l’aspetti. Lo descrive bene questo video.
Finché non affronti le situazioni dove provi disagio, conflitto, paura, rabbia, ansia… le emozioni non spariscono. Si accumulano, si trasformano, e poi escono in modi inaspettati… con rigidità, giudizio sugli altri, distacco freddo, passività, oppure esplosioni improvvise.
Il paradosso è che chi è in spiritual bypass spesso si percepisce più consapevole degli altri. Esistono formatori, divlugatori che vivono in bypass da decenni, si sentono superiori e insegnano alla gente come prendersi in giro allo stesso modo, riuscendoci benissimo.
Se una pratica ti porta a evitare il conflitto, evitare il confronto, evitare il sentire… è na presa pe il culo!!!! non è crescita.
Se ti porta dentro al disagio, dentro alle tue reazioni, dentro alle tue contraddizioni e ti fa sentire a disagio, ti fa tremare, ti fa sudare….allora stai lavorando davvero.
Lo spiritual bypassing non è meditare. È usare la meditazione per non vivere.
La meditazione vera non è chiudere gli occhi. È aprirli. È vedere quello che sei senza filtri, senza raccontartela, senza abbellire la prigione nella quale sei rinchiuso, per sentirti un pò meglio.
La meditazione è la nuova moda. Un altra tecnica per non affrontare la realtà faccia a faccia. Chi medita, pensa che i propri problemi psicologici si sciolgano per magia, senza dover affrontare il carico emotivo che hanno represso per anni. Credono di poter passare dalla repressione al risveglio, usando una scorciatoia dove non devi faticare, ma solo sedere il culo su un cuscino da yoga e tirare indietro gli occhi.
Il punto è semplice. Se tu ti siedi “a meditare” per non sentire il caos che hai dentro, per non affrontare i conflitti nelle tue relazioni, le tue frustrazioni, le tue incoerenze… non stai meditando. Ti stai anestetizzando. Solo che invece dell’alcol o del telefono, usi una pratica che suona più nobile.
Il 90% di quelli che dicono di meditare, in realtà sta solo cercando di non pensare. Ma non pensare non è presenza, ma evitamento. Evitare di affrontare le persone che ti fanno arrabbiare, le persone che temi ti vogliano umiliare e quelle con le quali ancora oggi nutri risentimento, non fa altro che inasprire quei conflitti, accompagnandoti all’esaurimento nervoso.
La meditazione non è uno spazio sicuro dove niente ti tocca. È esattamente il contrario. È lo spazio dove finalmente non scappi più da quello che ti tocca. Nel presente ci sono le tue paure, le tue ansie, la tua rabbia repressa, i tuoi pensieri intrusivi, la vergogna, l’imbarazzo e i sensi di colpa. La meditazione, quella vera, ti porta a sentire tutto questo, non a fare voli pindarici che rimangono solo suggestione e immaginazione.
Non puoi fabbricare un corpo di gloria da zero. La tua anima si espande ad ogni conflitto affrontato volontariamente, fronteggiato col cuore aperto e vissuto totalmente. D’altronde non puoi generare emozioni superiori senza aver vissuto quelle inferiori.
Vinicius De Moraes direbbe: “A beleza pra ser beleza, precisa de um bocado de tristeza”… como uma mulher linda…
Per creare la bellezza, hai bisogno della tristezza!!
Se fai meditazione come la fanno tutti, hai fatto una pausa. Niente di male, anzi!! Meglio una pausa che un’altra distrazione inutile.
Solo non chiamarla meditazione, perché la vera meditazione la fanno i monaci, i sacerdoti, o comunque, in linea generale, coloro che hanno già affrontato le proprie ombre nella vita di tutti i giorni.
Perché le pause non trasformano niente. Ciò che trasforma è il confronto diretto con i propri schemi, il confronto con persone che ti mettono alla prova e ti permettono di allargare i tuoi orizzonti, anche se al tuo ego non piace.
L’ego vuole la strada con meno frizione perché vuole rimanere lo stesso, affinché possa continuare a sfamarsi di drammi, lamentele, storie infinite di ferite incurabili. La meditazione per la stragrande maggioranza non è altro che una strategia spiritual per continuare a frregarsi da soli.
La meditazione vera ti mette davanti a te stesso in modo così diretto che non puoi più fare finta di niente. Ti costringe a vedere dove sei falso, dove hai paura, dove stai evitando.
Dove sei veramente presente? oggi lo sei quando hai paura, quando provi rabbia o tristezza. É li che hai bisogno di andare.
E lì non puoi rilassarti.
Lì devi scegliere.
Perciò, invece di sederti mezz’ora col cervello che rumina quello che vomita, lavora su di te…
E la maggior parte della gente non vuole questo, perché vorrebbe dire lavorare veramente….
Mentre loro voglio solo sentirsi un pò meglio, senza cambiare niente.
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Segui il nostro webinar per cominciare oggi a lavorare su di te.