Leggo spesso i commenti che lasciate su Youtube sotto i video. Ringrazio di cuore chi lascia un feedback o una riflessione sensati. Non siete pochi. Sei iscritto al canale? Entra da qui
Tuttavia diverse persone spesso lasciano commenti del tipo: “Tu parli così perché non ci sei mi passato… perchè non hai mai provato quello che sto provando io… sei come tutti gli altri che non mi capiscono”
Provo molta compassione per queste persone. Ci sono passato anche io da li, sebbene non mi credano. Ho passato anni nella depressione, so bene come ci si sente.
La compassione è una cosa, la pietà un’altra. La compassione parte dal cuore, la pietà dalla paura, dalla mente, dal giudizio.
Il mio lavoro parte dalla compassione e offre soluzioni reali a chi ha volontà di uscire dalla meccanicità che lo schiavizza dentro emozioni negative e schemi mentali corrotti.
Per questo voglio spiegare brevemente come funziona sta storia del “non mi capisce nessuno”, perché prima o poi tutti ci passiamo.
“Non mi capisce nessuno” è un comportamento infantile
Cominciamo col dire, giusto per dare fastidio a chi si sente preso in causa, che si tratta di un comportamento da vittime, da bambini immaturi che battono i piedi a terra sperando di essere capiti dal papà o dalla mamma. È chiaro che risale tutto all’infanzia ed alla mancata validazione e comprensione dei genitori, ma non sono uno psicologo e non lavoro sul problema, perciò non mi interessa parlare di questo.

Mi interessa sottolineare invece che finché non cominciamo a capire noi stessi, possiamo evitare di aspettarci che gli altri ci capiscano.
Sperare che qualcuno ci capisca, è un atteggiamento sostenuto per dare conferma allo stato di vittima nel quale ci si vuole crogiolare. Sono depresso, sono apatico, sono ansioso e voglio che qualcuno mi dica che mi capisce, così posso continuare a stare male grazie alla conferma di qualcun’altro.
Ci saranno persone che capiranno, ma non è li che risiedono le soluzioni per stare meglio e soprattutto non si può aspettare che qualcuno ci capisca per fare un passo in avanti.
Bisogna rendersi conto che se non ci si confronta con la realtà emotiva che risiede in noi, che spesso fa male, non si uscirà mai da certe situazioni.
Invece, la commiserazione e la pietà sono tanto sostenute nella società odierna dove la vittima è protetta e aiutata a rimanere vittima.
Non sei l’unico a soffrire!
Inoltre, pensare che nessuno ci capisce è un tipico atteggiamento narcisista ed egocentrico perché si basa sull’idea di essere gli unici a provare certe cose e di essere gli unici a soffrire, il che è una balla pazzesca.
È chiaro che queste persone sono vittime di se stesse, così come lo ero io, e dal centro di quella condizione è spesso impossibile vedere la luce, semplicemente perché è più facile vedere solo nero.
Finché si continua a provare pietà per certa gente, continueremo a sostenere la loro storia, il loro racconto, convincendoli ancor più della loro identità vittimista, depressa, apatica.
Da certe situazioni se ne esce diversamente.
Come uscire dal “Non mi capisce nessuno”
Anzitutto accettando di essere vittime di se stessi e non di qualcun altro e smettendo di piagnucolare come neonati.
Poi si può cominciare a guardarsi dentro per vedere quali meccanismi sono padroni del proprio comportamento e quanto si è schiavi della propria psicologia corrotta.
Questi due passi possono richiedere del tempo e parecchia volontà. Per questo la maggior parte delle vittime decide di rimanere a crogiolarsi nella merda. Anzituttto perché è calda, poi perché fuori bisognerebbe stare in piedi da soli e questo richiede lavoro, disciplina e tempo.
La paura del giudizio altrui
Inoltre, quelli che ripetono “nessuno mi capisce”, sono terrorizzati dal giudizio altrui.
Perché?
Perché sanno che spesso il giudizio altrui parla di cose reali e indica aspetti della propria personalità che si sa di avere e che andrebbero ascoltati, processati, accettati e trasformati, ma questo vorrebbe dire soffrire, cambiare, lavorare su di sé, perciò no. Meglio rimanere depressi e combattere contro il mondo.
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Gli altri magari offrono soluzioni pratiche e semplici, ma da dentro la complessità di una storia contorta, la semplicità non va bene. Si preferisce rimanere con le mani in pasta nel contorto dramma che ci si crea e continuare a raccontarsela..
Va bene capirsi e coccolarsi per un momento. Ne abbiamo bisogno tutti, ma poi bisogna andare oltre!
Che tipo di vita hai? quali abitudini hai? hai un lavoro che ti rappresenta? Hai una relazione sana col partner? In famiglia come va? Stai esprimendo te stesso autenticamente? Sai che direzione prendere nella tua vita? Cosa ti manca? Quali desideri hai? Che bisogni hai? Quali sono i tuoi valori? E le tue credenze? Ti conosci? Come sta il tuo bambino interiore? Che aspirazioni hai? Cosa vuoi veramente?
Si può lavorare assieme per portare ordine e chiarezza in tutto questo ma prima vanno superati certi comportamenti infantili come quelli del “non mi capisce nessuno”.
Per ultimo, prima di lasciarvi alle decine di video che ho fatto sulle possibili soluzioni per migliorare la propria vita, proporrei a chi si sente poco capito, di cominciare col cercare di capire gli altri.
Capire gli altri per farsi capire dagli altri
D’altronde con quale arroganza ci si può aspettare che gli altri ci capiscano, se non si è i primi a sforzarsi di capire gli altri?

- Stai ascoltando ciò che dicono gli altri senza interrompere o aspetti che gli altri smettano di parlare per poter vomitare ciò che tu pensi?
- Accetti le loro opinioni o speri solo che qualcuno confermi la difficoltà che provi?
- Fai loro domande ponderate su ciò che hanno detto?
- O semplicemente ti lanci con la solita storia su di te?
Per essere ascoltati e compresi, bisogna ascoltare e comprendere gli altri. Questo arriva se ci diamo l’opportunità prima di farlo con gli altri, facendolo con noi stessi.
Per questo è indispensabile lavorare su se stessi. Ascoltare le nostre emozioni, osservare i nostri meccanismi che sostengono la struttura del dramma interiore e sviluppare uno spazio interno dal quale cominciare a governare se stessi, sono i passi per uscire da questi comportamenti smettendo di essere bambini e cominciando a soddisfare autonomamente i propri bisogni di ascolto e comprensione.
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