Dove è finito il buon senso?

Ultima modifica: 2021-03-11 02:56 - Autore: Devid

Cos’è il buon senso e dove è finito quando dovrebbe essere applicato a situazioni importanti come l’emergenza epidemica in corso di Covid-19?

Oggi più che mai la parola buon senso dovrebbe essere compresa da tutti noi abitanti di questo meraviglioso pianeta, affetto al momento da una contagiosa epidemia.

Il buon senso dovrebbe essere alla base delle nostre azioni odierne e future. Dovremmo saperci regolare in base ad un sano discernimento tra ciò che serve e ciò che non serve, proprio prendendo in considerazione i dati, le esperienze personali e i diversi fattori che contornano le nostre giornate.

Avere buon senso dovrebbe voler dire (dico dovrebbe proprio perché a mio giudizio ne siamo carenti) adottare una condotta di vita quotidiana basata su di una consapevolezza equilibrata tra rischi e benefici del nostro agire.

Cosa vuol dire avere buon senso?

Faccio degli esempi.

Il buon senso dovrebbe essere il metro di giudizio nel valutare quando una sala si sta sovraffollando, aumentando il rischio di contagi.

Non servirebbe in realtà nessun tipo di regola, se non come linea guida, nel valutare quando un ristorante sta diventando un lazzeretto, piuttosto che un luogo sano dove cenare.

Non dovremmo essere limitati dall’uso di una mascherina a priori e in qualunque circostanza, ma dovremmo saperci autogestire rimanendo a casa se ci sentiamo male o indossando la mascherina se siamo forzati a rimanere vicini.

Eppure oggigiorno, vuoi per la paura generalizzata, per la mancanza di buon senso dei cittadini o per il pugno duro dei governi chiamati a portare sicurezza, questo buon senso si è perso.

Al suo posto vigono le regole, i protocolli, le policy, le leggi dure e ferree che non prendono mai in considerazione i casi nella loro individualità, ma che trattano tutto allo stesso modo.

Così vengono a crearsi le situazioni assurde che sempre di più notiamo nella vita quotidiana.

Vediamone alcune.

  • Possono aprire i centri commerciali e sovraffollarsi per Natale ma devono rimanere chiusi i teatri.
  • Dobbiamo avere il coprifuoco o il lockdown perché le terapie intensive degli ospedali sono piene, ma queste non vengono rinforzate, non vengono costruiti ospedali d’emergenza o migliorate le strutture ricettive per contrastare periodi difficili.
  • Non vengono promosse cure preventive o fatte campagne di sensibilizzazione per aiutare le persone a migliorare le proprie difese immenitarie.
  • Devo indossare la mascherina anche se sono da solo in una strada nel mezzo del nulla o se scendo su una pista da sci.
  • Devo impedire a mio figlio di usare l’altalena al parco giochi per rischio di contagio. L’altalena? Si. L’altalena.
  • Davvero si pensa che una mascherina di cotone indossata tutto il giorno, toccata e ritoccata, appoggiata e messa in tasca, sia uno strumento di prevenzione contro contagi? Davvero?

Queste sono alcune situazioni della follia odierna.

Gli esempi sarebbero numerosi e sono sicuro che ognuno di noi ne avrebbe da mostrare qualcuno. Vi invito nei commenti a farlo.

Non è questo il punto del mio intervento però.

Il punto è cogliere l’importanza del buon senso.

Se un popolo rinuncia a vivere secondo il buon senso finisce per diventare un popolo privo di capacità critica, di discernimento, di buon giudizio e quindi diventa un popolo formato da automi incapaci di intendere e volere che sanno solo seguire delle regole senza mai comprenderle, metterle in dubbio o saperle adottare quando, come e dove sia necessario, con le giuste eccezioni.

Questo vuol dire essere un popolo di ignoranti che seguono le regole. Lo vediamo sempre di più in ogni area della società.

Se oggi ci sono persone che non colgono l’assurdità di determinati decreti, l’inutilità di certe imposizioni e l’assoluta follia di certi comportamenti, lo dobbiamo a decadi di degrado sociale, culturale, educativo e morale.

Tornando alla crisi Covid, ci sono decine di casi nei quali il buon senso potrebbe e dovrebbe essere applicato.

Talvolta in paesi più civilizzati come quelli nord europei, il buon senso rimpiazza quasi completamente la regola o la legge. Il cittadino medio si “autoregola” in base alla propria capacità di discernimento tra ciò che serve e ciò che danneggia se stesso e gli altri.

Qua in Brasile, dove vivo, esistono situazioni paradossali come quella della vaccinazione. Nel bel mezzo della settimana peggiore per contagi e morti, migliaia di persone a rischio si riversano nelle strade formando file lunghissime e senza le giuste disposizioni in fatto di distanziamento, vale a dire tutti vicini, per venire vaccinati.

Migliaia di anziani, cardiopatici, persone a facile rischio di contagio, tutte vicine una dietro l’altra, spesso insieme in autobus affollatissimi per venire vaccinate. Situazione assurdamente prive di qualunque barlume di buon senso a tal punto da stentare dal crederci.

Eppure questa è la nostra società. Una società formata ad oggi da individui sempre meno educati e sempre più malinformati, che non sanno decidere da sé ma che seguono come cani obbedienti le regole imposte, nel bene o nel male, da governi sempre più impotenti, che si vedono costretti a ricorrere a regole generali senza la capacità di saperle regolare di situazione in situazione.

Questa è in mia opinione l’emergenza più grande. La mancanza di buon senso e la condotta su base ignorante di regole ingiustamente generalizzate.

Eppure fino a quando le masse di persone si comporteranno senza consapevolezza e pensando solo ai propri interessi e non al prossimo, la situazione non cambierà.

Possiamo solo prendere in considerazione questo e cercare di dare il buon esempio valutando situazione per situazione comprendendo che a livello generale incontreremo delle falle legislative provocate dall’ignoranza e dalla mancanza di buon senso della gente e dal bisogno di controllo dei governi.

Da dove nasce il buon senso e come maturarlo?

Buon senso (common sense in inglese) originariamente è il potere mentale interno supposto ad unire (ridurre a una percezione comune) le impressioni trasmesse dai cinque sensi fisici.

Il buon senso è un giudizio sano e pratico che di solito si sviluppa attraverso l’esperienza di vita piuttosto che qualsiasi tipo di formazione formale. Sviluppare il buon senso dovrebbe essere la conseguenza naturale di un atteggiamento consapevole nei confronti di normali situazioni quotidiane e deriva dalla capacità di riflettere sulle singole situazioni man mano che si incontrano, prima di prendere qualunque decisione

 Se vogliamo aiutarci con un vocabolario, questo, sconosciuto, ecco la definizione di “buon senso”: “la capacità di comportarsi con saggezza e senso della misura, attenendosi a criteri di opportunità generalmente condivisi”.

Questo vuol dire che tutti siamo naturalmente provvisti della capacità di avere buon senso. Tuttavia vivendo in una società dove vengono promossi canoni privi dello stesso, diviene difficile aspettarsene la naturale maturazione.

Al contrario dilaga la mancanza di buon senso, l’analfabetizzazione di ritorno, l’assenza di valori e virtù, di sani punti di riferimento e di una direzione certa, così come di una condotta di vita salutare.

Questo fa si che non ci sia un senso individuale col quale decidere l’azione più giusta in un determinato momento. Ma ci sono le app che ti dicono cosa devi fare e quando.

D’altra parte è chiaro come sia possibile acquisire un maggior buon senso con l’esperienza di sé e degli altri. Ecco che subito capiamo da dove deriva questa mancanza di buon senso e da dove origina la scelleratezza con la quale il popolo medio vive le proprie giornate.

Il Buon senso è il sesto dei sensi che naturalmente abbiamo, o più precisamente il più importante tra i tanti sesti sensi, quello che coincideva col significato di ragione.

Avere la capacità di ragionare quindi vorrebbe dire maturare buon senso, cosa al quanto rara nell’era postmoderna che stiamo vivendo attualmente.

Forse questa potremmo identificarla l’era del “non-senso” o usando l’inglese “the age of non-sense”. Mi sembra più che appropriato.

Forse un giorno ci riapproprieremo del buon senso e saremo capaci di discernere abbastanza da poter vivere senza l’imposizione di regole, riuscendo a valutare ogni situazione per quella che è.

Fino a quel momento rimarremo vittime delle assurdità che la mancanza di buon senso porta e dovremo avere a che fare con un dilagare di inutili regole e leggi atte a limitare i danni del non-senso.

Spero personalmente, grazie al nostro lavoro, di poter alimentare il buon senso di un numero seppur ristretto di persone, così da migliorare le condizioni di vita e di convivenza di ognuno di noi.

Mi auguro che tu voglia fare lo stesso nelle tue azioni quotidiane, come nel lavoro.

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One thought on “Dove è finito il buon senso?”

  1. In questo articolo esprimi in toto la situazione paradossale in cui viviamo da un’anno a questa parte allacciandoti al post che hai pubblicato in comunity qualche giorno fa, è bello che se ne parli e di questo ti ringrazio anche perché, volenti o nolenti siamo tutti nella stessa merda…si tratta di capire quanto potrà durare tutta questa follia.
    Sono anni che stanno smantellando il concetto di “NOI” sostituendolo con “IO” , la parola comunità è stata sostituita con competitività, una società individualista portata solo al consumo, al debito e ad una sorta di obbedienza passiva, partendo proprio dai bambini a cui, anziché tutelare la loro salute psicofisica stanno togliendo la gioia dell’innocenza. Spero di non essere frainteso, non sono per niente un negazionista e sono consapevole dell’esistenza di questo maledetto virus e non prendo la cosa sotto gamba…anzi, lo temo ma, temo ancor più le conseguenze di tutto quello che è stato costruito attorno portando benefici a pochi a discapito di molti.
    L’unica via d’uscita si trova dentro di noi, una sorta di chiave nascosta in un posto quasi inaccessibile ma non impossibile da trovare….serve educazione alla consapevolezza ma soprattutto serve lo stimolo e la voglia di non mollare…Expanda è una linea guida che non impone un credo ma aiuta a far riemergere in noi questa consapevolezza dimenticata ma solo noi possiamo compiere l’atto del cambiamento…noi e soltanto noi…noi stessi come singoli individui che uniti diventiamo NOI come comunità.

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