Come conoscere se stessi

Ultima modifica: 2019-06-10 20:04 - Autore: Devid
come conoscere se stessi
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Molti di noi vagano per la terra, con responsabilità importanti e capaci di parecchie cose, ma con una ferita fondamentale che ci impedisce di diventare chi potremmo davvero essere: non sappiamo bene chi siamo.

Non si tratta di sapere il proprio nome o cognome. Non siamo sicuri di due cose in particolare: non abbiamo un senso stabile di quanto valiamo e non abbiamo una presa sicura sui nostri valori o bisogni.

Cosa succede se non conosci te stesso?

Senza sapere chi siamo, tendiamo ad avere problemi particolari nel gestire sia il giudizio altrui che le scelte che prendiamo giornalmente.

Se altri decidono che siamo inutili o cattivi, non ci sarà nulla dentro di noi che ci impedisca di accettare i loro verdetti nella loro interezza, senza esserne affetti emotivamente.

Saremo impotenti di fronte all’opinione pubblica.

Chiederemo sempre agli altri ciò che ci meritiamo prima di cercare dentro di noi una risposta.

Cosa fa chi non conosce se stesso?

Mancando di un verdetto indipendente, siamo anche innaturalmente affamati di elogi esterni: l’applauso di un pubblico sarà più importante di quanto lo dovrebbe essere.

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Con questo animo dipendente, seguiremo qualsiasi idea o attività che segue la folla.

Ridiamo a battute che non sono divertenti, accettiamo senza critica i modelli del sistema che ci circonda, che sono in voga e trascurano i nostri talenti più veri per facili vittorie popolari.

Seguiremo l’opinione pubblica, scegliendo costantemente di soddisfare i capricci della nostra immaturità, piuttosto che consultare la bussola interna per sapere cosa sentiamo vero per noi più autenticamente.

Dobbiamo essere gentili con noi stessi.

Nessuno nasce con una capacità indipendente di sapere chi è.

Impariamo ad avere un’identità perché, se siamo fortunati, nei nostri primi anni, qualcun altro si prende la briga di studiarci con immensa attenzione e gentilezza per poi instradarci nella direzione giusta ed aiutarci a scoprire noi stessi.

Ci danno l’inizio di un vero ritratto della nostra identità che assumiamo e arricchiamo nel corso degli anni e usiamo come difesa contro giudizi frettolosi o malintenzionati.

Sapere chi si è realmente, dovrebbe essere l’eredità dei nostri genitori, che ci hanno conosciuti correttamente.

Questa antica costruzione dell’identità tende a svolgersi con piccoli passi apparentemente innocui, ma che ci salvano la vita.

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“Deve davvero far male!”, direbbe un genitore in risposta a un turbamento cosi da convalidare i sentimenti del bambino.

Oppure: “Va bene fare l’artista”, quando l’adolescente sta scegliendo il suo futuro scolastico.

Un buon genitore offre una sana comprensione ed il permesso al bambino di essere se stesso; sono dalla parte del bambino e sono sempre pronti a zuccherare il più possibile i momenti di malumore o di insuccesso, che costituiscono la base su cui l’autostima resiliente dell’individuo può poi emergere.

I genitori non sono sempre di aiuto

Questo è l’ideale, ma può naturalmente andare molto male (e spesso va molto male).

Un genitore, se non centrato, può essere una cattiva influenza per la realtà del bambino.

Può inculcare un giudizio troppo severo nel bambino, diminuendo la capacità del bambino di connettersi con le proprie emozioni.

Oppure il genitore potrebbe semplicemente non mostrare molto interesse per il bambino, concentrandosi altrove, lasciando che il bambino cresca con la sensazione che non solo non vale niente, ma non è importante per nessuno, sentendosi tremendamente solo.

L’assenza di identità stabile

Comprendere che ci manca un’identità stabile a causa del nostro passato, è una realizzazione che varrebbe la pena fare.

Se ci diamo il permesso di scoprire noi stessi, potremo iniziare a sapere cosa è più giusto per noi e così correggere la direzione della nostra vita.

Dobbiamo cercare l’aiuto di una persona saggia e gentile, forse un bravo psicoterapeuta, che possa studiarci da vicino.

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Al contempo è imperativo accrescere la nostra stessa capacità di indagare noi stessi, cosi da poter diventare sempre più indipendenti e meno legati al responso di altri, che sebbene possano essere competenti, non ci conosceranno mai quanto noi stessi.

Allora possiamo imparare a studiare, forse per la prima volta, cosa realmente sentiamo e valutiamo più importante, per scoprire ciò che realmente vogliamo.

Avendo imparato a conoscerci in questo modo, saremo un po’ meno affamati di elogi altrui, un po’ meno preoccupati dall’opposizione e dai giudizi e molto più originali nel nostro modo di pensare. Avremo imparato l’arte vitale di conoscere e fare amicizia con chi siamo veramente.

Conoscere se stessi assieme agli altri

Questo è il lavoro che portiamo avanti, per esempio, tramite il confronto e la condivisione all’interno della Community di Expanda, un ambiente protetto dove affrontiamo il lavoro su di Sé assieme, rendendo la scoperta di noi stessi più leggera e veloce.

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